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Ovidio busca casa – Fundraising!

16 dicembre 2016

E’ possibile donare in pochi semplici passi.

Ovidio Cuc è un trentenne guatemalteco. Vive nel villaggio San Josè el Tesoro, nei pressi dell’abitato di Yalpemech, in una regione chiamata Petèn. Lavora come contadino e ogni anno si occupa della coltura del mais. E’ sposato e ha tre figli, di nove, sei e un anno.

Il villaggio in cui è cresciuto è stato fondato da Joannes Klas, suora cattolica statunitense, che sul finire degli anni novanta ricevette il premio Nansen per aver assistito molti rifugiati guatemaltechi che al tempo si trovavano in Honduras. Joannes investì i centomila dollari che ricevette come premio nella costruzione di un centro educativo, una clinica e una chiesa, dando impulso al luogo in cui Ovidio sarebbe poi cresciuto.

Oggi Ovidio si trova ad affrontare molte difficoltà. L’accesso all’istruzione per le sue figlie come per tutti i bambini della comunità è molto difficile, vista la scarsità di risorse economiche e l’isolamento del villaggio. Nei centri per la salute le medicine scarseggiano e le condizioni dell’ambiente naturale vanno progressivamente deteriorandosi a causa dello sfruttamento intensivo dei boschi e delle risorse idriche locali.

Nel marzo 2015 Ovidio si è reso protagonista di una storia che ha richiesto molto coraggio. Ha messo a rischio la propria incolumità per salvare me e il mio amico Alberto che ci trovavamo in bicicletta all’imbrunire nei pressi di Yalpemech. Trovandoci inseguiti da dei banditi locali, Alberto ed io abbiamo cercato soccorso salendo su un autobus, sul quale avemmo la fortuna di incontrare proprio Ovidio. Dopo una serie di peripezie siamo finalmente riusciti a raggiungere il suo villaggio dove abbiamo potuto trascorrere la notte. Senza entrare nel dettaglio degli eventi, quella notte Alberto ed io ce la vedemmo veramente brutta e se non fosse stato per Ovidio, non siamo sicuri di cosa ci sarebbe potuto accadere.

Fortunatamente siamo qui ed è oggi nostra intenzione avviare un piccolo progetto di raccolta fondi per aiutare Ovidio a realizzare il sogno di costruirsi casa. Attualmente Ovidio vive nella casa del suocero con altre 9 persone, in uno spazio di appena 40 metri quadrati. La casa attuale ha il pavimento in terra battuta, i muri in mattoni di cemento non intonacati e il tetto il lamiera metallica.

La cifra che ci proponiamo di raccogliere entro Gennaio 2017 è di 3.000 euro, sufficienti alla costruzione di una piccola casa in legno e mattoni su un terreno dove attualmente crescono alberi di banane.

Ci rivolgiamo dunque a tutti voi, cari amici che nel tempo hanno seguito le nostre avventure in bicicletta, perché il sogno di Ovidio possa tradursi in realtà e la storia del nostro incontro in un gesto di solidarietà condivisa.

Ogni contributo, anche minimo, avrà il suo peso. Se riusciremo ad essere in cento, si tratterà di appena trenta euro a testa! Se non sapete che regalo fare a me (o a voi stessi) per Natale, vi prego di posare un mattone per Ovidio!

Grazie.

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BdCT Colombia. Botero busca Botero. Giorno 24, mer 26 ottobre. Villeta-Bogotá

2 novembre 2016

24esimo giorno di viaggio. Ultimo giorno di bici: Villeta-Bogotà. Ultima grande ascesa prima del trionfale ingresso a Bogotà. 35km fino all’Alto de Vino. Da 1000m a 2800m. Ultima tappa di questo trittico. Dolomitico diremmo per il Giro d’Italia. Cordiglierico non suona bene. Andino meglio.

Ultima tappa del temibile trittico Andino. Degna e dura conclusione del BdCT Colombia.

La giornata è bella, ma questa volta la salita è più dura del previsto. Ma grazie a una pausa per pranzare la supero e arrivo all’Alto de Vino. Come sempre i passi colombiani non offrono una gran vista. Questa volta trovo un camion, ma almeno c’è il cartello del passo e uno della Movistar con Nairo Quintana in maglia rossa. Ne approfitto per qualche foto, compresa all’immortale cagnetta, compagna di viaggio di ogni BdCT.

Dall’Alto de Vino a Bogotá ho 30km che faccio con le ali. E’ fatta. Anche questo BdCT si è concluso!

 

 

BdCT Colombia. Botero busca Botero. Giorno 23, mar 25 ottobre. Mariquita-Villeta

2 novembre 2016

Il Paramo de las Letras è passato, sono a due giorni. Due giorni di passerella. Questo mi ero immaginato. Sono il solito pirla. Dopo più di 20 giorni non ho ancora imparato che in Colombia la pianura è solo lungo il Rio Magdalena e che attraversare una cordigliera non è cosa da poco.

Parto alla Garibaldina, mangiando poco e convinto che sarà facile. Non guardo nemmeno l’altimetria. A fine giornata avrò scalato più di 2000m ripartiti in due salite di oltre 15km ognuna. La prima è la più dura. Non per pendenze, ma per il caldo (parte da 200m e l’aria è umida e irrespirabile) e il fatto che non mi aspettavo una salitona.

In mezzo alla salita vado in crisi, tra demotivazione e fame faccio veramente fatica. Inaspettatamente ne vengo fuori grazie a dei cani! Mentre attraverso stancamente un piccolo insediamento lungo la strada, un piccolo cagnolino, Fido o come diavolo si sarà chiamato, inizia a rincorrermi e ad abbaiarmi contro. Non amo i cani e un po’ mi spaventano, ma la permanenza in Colombia mi ha insegnato a sopportare cagnetti territoriali ma innocui. Il paese è però più lungo del previsto e al temerario Fidosi aggiungono molti altri cani di dimensioni crescenti e con atteggiamento ancor più aggressivo.

Non ho alternative, immagino di giocarmi una tappa de la Vuelta a Colombia e scatto. I cani colombiani sono veloci, tenaci, non mollano. Rilancio, alcuni cedono, ma i più scalatori reggono il mio ritmo anche se sono staccati di qualche metro. Fido è sempre lì. E’ chiaramente il più forte, lo scalatore puro.

Trovo energie che pensavo terminate e faccio l’ultima progressione. Questa volta anche Fido cede. Ma non si ferma. E’ un cagnaccio, diremmo noi, e continua a rincorrermi anche se non regge il mio forcing. Fortunatamente dopo qualche centinaio di metri faccio il vuoto e posso rifiatare. Recupero la respirazione e adesso sono consapevole di avere l’energia per finire l’ascesa. In cima al passo mi sfondo di cibo con un classico almuerzo popular, mi rilasso un po’ e riparto. Ormai il peggio è passato e arrivo a Villeta senza troppi problemi.

BdCT Colombia. Botero busca Botero. Giorno 22, lun 24 ottobre.  Manizales-Mariquita e Nevado de Ruiz (Murillo)

2 novembre 2016

E’ arrivato il gran giorno. Il tour è stato pensato per arrivare a questo punto in forma. Da prima di partire ho studiato blog che descrivono l’ascesa al Paramo. Ho scelto il versante più facile ma rimangono molti metri di dislivello e soprattutto non sono mai stato così in alto in bici. Anche in questo viaggio poche volte ho passato i 3000m, mai mi sono avvicinato ai 3500. Molto meno dei 4000m che finirò per superare!

I numeri di fine tappa parlano da soli, ma non descrivono per niente le mie sensazioni.

139,7km percorsi, 8h54′ a una media di 19km/h. Dislivello positivo 3414m; negativo 5068m. Top speed 74,2 km/h.

Il grande dislivello negativo, così come l’altimetria potrebbero far pensare a una lunga agonia in salita, seguita da una piacevole planata da più di 3800m fino a 500m.

Invece è stato tutto il contrario.

Parto la mattina presto con una splendida giornata. La salita è lunga circa 40km, ma vado regolare e le pendenza non sono mai proibitive. Il malessere d’altura del giorno prima è scomparso e pedalo bene. Il morale è alto e mi dedico anche a farmi qualche selfie pedalato. Arrivato a 3500m trovo il tornante famoso come “el ocho”, dove c’è un ristorante. Da qui parte la deviazione che porta al Nevado de Ruiz. L’accesso al ghiacciaio è chiuso, ma ci si può avvicinare. Chiedendo informazioni e usando google street view non ho chiarito i dubbi: quanto è asfaltato? dov’è bloccato l’accesso?

L’unico modo per trovare risposte è pedalare. E così parto, a 3800 la vegetazione da Paramo diventa dominante. Niente alberi e solo qualche arbusto. Il sole è scomparso e un temporale sembra avvicinarsi. Salgo ancora entro nel parco naturale. Passo un cartello che segnala i 4000m, continua salire ma mi si presenta un discesone che mi butterebbe in mezzo alle nubi. Decido che la mia missine è compiuta: 4000m metri in bici!

Sto per farmi il selfie con il cartello quando compare un fuori strada, si ferma a 50m da me e un cameraman scende iniziando a fare riprese. Poco dopo arrivano due ciclisti, Gus e Lachlan Morton.

Entrambi professionisti, Lachlan dopo aver corso da Neoprò in Garmin è tornato in categoria continental assieme al fratello. Quest’anno ritornerà in World Tour con la Dimension Data.

I fratelli Morton sono due grandi. La bici è la loro professione, ma prima di tutto la loro passione. E’ proprio il ciclismo ipercompetitivo e computerizzato che fece allontanare Lachlan dai livelli più alti. Ha trovato un nuovo equilibrio: i suoi allenatori gli permettono di fare viaggi in bici come allenamento complementare. Forse non gli servirà per il Tour de France, però gli basta per vincere a 24 anni il Tour of Utah, davanti a professionisti come Talansky o Atapuma. Sicuramente lo comprerò al fantaciclismo BdCT!

Il progetto di Gus e Lachlan si chiama “Thereabouts”. E’ una specie di BdCT, però con interviste e soprattutto con auto di supporto. Mentre io scalavo da un versante, Gus e Lachlan sono saliti per il versante chiuso e dopo il nostro breve incontro si sono diretti a delle terme.

Di sicuro non ci trattiamo allo stesso modo, però il loro documentario è comunque valido!

Qui il sito: http://www.thereabouts.com.au/

e qui il primo documentario: https://vimeo.com/102429420

(quello sulla colombia è appena uscito -Gennaio 2017).

 

Galvanizzato da questo incontro ritorno al ristorante, recupero le borse e parto per quanto mi rimane di ascesa. In breve sono al Paramo. Sono carichissimo: mi aspettano 80km di discesa.

Come mi ha consigliato Rominguer accompagnandomi in aeroporto monto la telecamera per riprendere la discesa più lunga della mia vita. Purtroppo sarà piena di dentelli, cioè tratti in cui la strada riprende a salire. L’altimetria dà un’idea di quanti siano stati. Arrivo a fine giornata esausto, forse più psicologicamente che fisicamente. L’hotel Paris di Mariquita sarà il mio rifugio per la notte.

Sono esausto, sono a 500m sul livello del mare. Strano pensare che poche ore prima ero a più di 4000m. Che cosa grandiosa la bici!

 

 

BdCT Colombia. Botero busca Botero. Giorno 20-21, sab-dom 22-23 ottobre.  Pereira-Manizales e escursione al Nevado Santa Isabel

2 novembre 2016

Sabato mattina è giunto il momento di salutare l’esuberanza di Riccardo e di ritornare alla mia solitaria biciclettata. Devo arrivare a Manizales. Città situata ai piedi del Paramo de Letras, il passo più alto della Colombia, e al Parque de los Nevados (ghiacciai). Manizales si trova a poco più di 2000m però è un ottimo punto di partenza per escursioni, oltre che sede di una buona università.

Come le ultime due tappe, devo fare poca strada (50 km) anche se includono un salitone di 20 km (1300m a 2100m). L’arrivo di un diluvio pazzesco gli ultimi 7km di salita rendono la tappa abbastanza dura e di sicuro non la ricorderò come una delle più piacevoli.

Manizales è invece una bella sorpresa, molti ostelli che offrono mille attività di montagna, e una bella vita notturna. Nonostante sia sabato, mi chiamo fuori e mi associo a un’escursione con partenza all’alba per il Nevado de Santa Isabel (4900m).

Il gruppo è tutto europeo, veniamo da italia, francia, germania, olando e austria, e ci fidiamo ciecamente di Paco, la nostra guida colombiana. Grazie a lui tutta la squadra arriverà fino alla base del ghiacciaio. Per me è la prima volta sopra i 4000m e ai 4500m il mal di testa si è fatto notare. Le foglie di coca hanno aiutato ma non curato. In realtà il malessere peggiore sarà la sera ritornato in ostello (2100m). Mi sento di merda e mi chiedo come potrò affrontare il tappone del giorno dopo: dovrò scalare il Paramo de Letras (3800m) ma con una deviazione mi avvicinerò alla base del Nevado de Ruiz (5300m) per arrivare a toccare nuovamente i 4000m!

 

 

 

BdCT Colombia. Botero busca Botero. Giorno 18-19, gio-ven 20-21 ottobre.  Salento-Pereira via Valle del Cocora e Filandia

2 novembre 2016

Mi attendono 75km, per una volta con più discesa che salita: è la giornata perfetta per un’escursione mattutina nel Valle del Cocora. Bella valle che si stringe a nord di Salento e che se risalita per diversi km mi porterebbe fino al Nevado de Tolima, un ghiacciao. La mia è una versione molto ridotta e mi limito ad attraversare un pezzo di giungla e attraversare il palmeto di palme da cera. Tutto molto piacevole se non fosse per la solita pioggierellina che arriva a rovinare una bella giornata di sole.

Alle 13 sono di ritorno all’ostello, prendo la bici e parto per la mia picchiata verso Pereira. Faccio anche una deviazione verso Filandia dove trovo,a mio parere, una delle più belle chiese coloniali: dipinta di blu e con sullo sfondo la cordigliera centrale.

La giornata ciclistica trascorre senza grandi novità, la sorpresa è l’ospite che mi accoglie a Pereira. Riccardo! Le descrizioni potrebbero essere varie: impreditore bolognese, expat che cerca fortuna in colombia, ballerino di salsa e carattere esplosivo.

Nonostante siamo cresciuti a poche centinaia di metri di distanza, ci conosciamo solo a Pereira grazie a un’amica comune. La sua ospitalità è incredibile. Mi casa es tu casa. Mi despacho es tu despacho. Riccardo mi spalanca non solo le porte di casa sua, ma anche della sua impresa che fa macchinari per produrre mattoni. Mi lascia il suo ufficio e blocca la produzione perché io possa fare un colloquio via skype. Grande Berna!

La sera mi porta dal suo pizzaiolo di fiducia, milanese di origini meridionali ex-frequentatore del Livello 57. Anche lui un bel personaggio…e poi andiamo a scioglierci un po’ in un locale di salsa. Purtroppo il mio livello è davvero scadente per il panorama locale, mentre il Berna si difende alla grande!

BdCT Colombia. Botero busca Botero. Giorno 17, mer 19 ottobre. Sevilla-Salento

2 novembre 2016

La giornata si prospetta tranquilla e la partenza è alquanto piacevole. Dopo una super colazione Mauricio mi accompagna per un po’ e a Caicedonia ci facciamo l’ennesimo caffé e una arepa. Poi si parte, in una poco più di un’ora arrivo a Barcelona, mi sento più veloce dell’AVE spagnolo: ho fatto Sevilla-Barcelona a tempo di record!

Riparto e la prima vera sosta la faccio nei pressi di Armenia, al Mariposario (farfallario). E’ un posto interessante, anche se per alcuni aspetti un po’ deludente. La passeggiata in mezzo alle farfalle è comunque unica, così come vedere molti colibrì da pochi centimetri di distanza.

La ripartenza è salita pura, con le nuvole che come sempre ritornano a coprire il cielo e a minacciare un diluvio. Alla fine arriverò a Salento, una nota meta turistica con solo poche gocce.

Dopo molti giorni in luoghi remoti e poco battuti sono in una vera meta del turismo colombiano. Il paese è piccolo e completamente votato al turismo. La sua posizione è unica, nel mezzo di una valle profonda che ha una bella giungla, un bosco di palme da cera e anche tantissime piantagioni di caffè.

In una di queste ricevo la mia prima infarinatura sulla coltivazione del caffè biologico. Ají usato come antisetticida naturale, le ananas cresciute in prossimità del caffè perchè attraggono più insetti, i banani coltivati in mezzo al caffè perché danno cibo ma anche ritengono l’umidità. E poi la raccolta delle “pepas”, l’estrazione del seme, la macerazione e la seccatura, la tostatura casereccia (più è tostato, più è nero, meno è forte), la macinazione e infine la preparazione del caffè per infusione. Per la prima volta mi viene un po’ di tachicardia quando bevo questo caffè. Forse è fortissimo, forse è il rituale con cui mi è stato presentato…non posso andarmene senza comprare una confezione di caffè!!